Testimonianze

La narrazione più diffusa racconta che in Italia si legga poco e che si acquistino pochi libri.

Ma nessuno si avventura ad argomentare con un plausibile pensiero sottostante. E che cioè il tempo della lettura è avvertito, nemmeno tanto inconsapevolmente, come tempo perso. E cioè sottratto al lavoro (tempo produttivo per definizione) e comunque a tutte quelle attività che riguardano l’ambito del nostro “tempo esterno”.

Siamo così ossessionati dalla nostra dimensione “pubblica” da costringerci ad occultare, come polvere sotto il tappeto, tutto quello che riguarda la nostra sfera privata: così la lettura, come anche la malattia.
Ecco che le due narrazioni si intersecano.
Anche la malattia così, in quanto tempo sottratto alla produzione, condanna l’individuo malato (ma ciò vale anche per anziani e disabili) all’esilio in una sorta di non luogo dello spirito che definirei “isolamento sociale”.
Ecco perché la lettura può servire (anche nella malattia) a ricondurre ad unità questo puzzle esistenziale del nostro tempo alienato.
La lettura può fare a ragione parte di qualsiasi terapia.
Perché se è vero che rappresenta la premessa di ogni lavoro di ricerca di una ricomposta personale unità mente/spirito, costituirà anche il logico complemento di ogni efficace e durevole percorso di guarigione.
Giuseppe Sunseri

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Ho iniziato prestissimo a leggere, passione che mi ha accompagnato, supportato e coccolato da sempre. Posso dire, senza sembrare esagerata, che ogni libro è stato un amico, invisibile, che mi è rimasto sempre fedele; ha saputo darmi momenti di grande serenità, di buonumore, capacità di riflessione, ma soprattutto momenti di gioia e relax assoluto. Quando siamo insieme, niente e nessuno ci disturba, siamo nella quiete ed il rumore intorno non lo sentiamo. Quando, nella mia vita, ho dovuto fare i conti con una realtà che facevo fatica ad accettare, quella di non potere procreare, quando mi sentivo sola e disperata, quando pensavo di non trovare equilibrio e pace, il libro riprese il suo ruolo di amico e, in quel periodo, il mio consolatore.
Angela Licari

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“Mi ricordo il ticchettio dell’orologio intorno a mezzanotte per leggere l’ultimo capitolo. Mi ricordo del romanzo sotto al banco tra le gomme masticate. Mi ricordo i capelli gocciolanti del bagno al mare che aprivano cerchi di salsedine sulle pagine. Mi ricordo mia madre che diceva a mio padre: “Non sarà che la lettura la isolerà del tutto?” Sono stata una ragazza timida. I libri erano il mio mondo immaginato più reale del reale. Nei libri ho visto il Bronx, ho dato un bacio al signor Darcy, ho stretto amicizia con un Sioux, ho raccolto fiori al giardino di Boboli e saltellato su Marte. Quando è arrivato il momento giusto, ho aperto la porta e ho condiviso tutto quanto avevo immagazzinato leggendo. Perché è questo che fanno i libri: creano opportunità e legami. Anche in questo strano tempo di attesa e di cautela, leggere resta l’unguento, l’abbraccio comune e l’occhio arguto sulle cose del mondo. Per scegliere le letture che accompagneranno la nostra estate, abbiamo riunito le forze e selezionato il meglio per voi.”
Francesca  Cosenza

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Scrivere, per raccontare la propria malattia, aiuta ad uscire dalla passività. Può trattarsi anche semplicemente di un diario, scritto giorno per giorno, dove sono contenuti i vissuti, le emoziono, le paure.
Scrivere aiuta a guarire. E’ stato dimostrato che gli esercizi di scrittura creativa aiutano addirittura a rimarginare più velocemente le piccole ferite della pelle.
Questo non significa che il potere della mente possano guarire miracolosamente. Ma, di certo, la serenità interiore, un buon rapporto con le proprie emozioni, possono giocare un ruolo positivo nei processi di guarigione.
Scrivere è come una mappa che aiuta a ritrovare l’orientamento nel caos.
Chi ha fatto questa esperienza, tramite un blog, dei posto o un diario, racconta i benefici di un ‘outing sanitario, il senso di sollievo, l’opportunità che la scrittura dà di di fare chiarezza nel groviglio di emozioni, di ascoltarsi.
Sono nati blog per ogni tipo di malattia e scritti non solo in prima persona della persona malata, qualcuno scritto anche da un parente vicino, come un figlio, che sente il bisogno di condividere e confrontarsi.I alcuni ospedali sono stati creati anche dei web-documentari, in cui la malattia viene raccontata attraverso immagini, dialoghi, interviste.

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“La malattia e la sofferenza, specialmente se durano nel tempo, vengono inseriti in un contesto personale e culturale più ampio, significativi per la persona malata e per coloro che l’assistono e la curano. I malati danno un certo ordine alle loro esperienze di malattie.
La narrazione della malattia diventa una storia che il malato, e gli altri “ri-raccontano”, per dare coerenza agli eventi importanti della vita e al lungo corso della sofferenza.
La rama, le immagini e i simboli  che strutturano la narrazione della malattia, provengono dai modelli personali, sociali e culturali e religiosi, che aiutano a mettere insieme le esperienze in modi significati e a comunicare in modo efficace questi significati” .
Luciano Sandrin (sacerdote camilliano, docente di Psicologia e di Teologia pastorale)

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Libri :
-) B.J. Good,Narrare la malattia. Lo sguardo antropologico sul rapporto medico paziente, edizioni di Comunità, Torino 1999;
-) E. Larghero, M. Lombardi Ricci. La medicina Narrativa. I presupposti, le applicazioni, le prospettive, Effatà, Cantalupa (Torino)2018;
-) G.Bert, Medicina e narrazione , in fondazione Zoè(a cura di), La comunicazione della salute: Un manuale, Raffaello Cortina, Milano 2009;
-) G.Spinsanti, La medicina vestita di narrazione, Il Pensiero scientifico,Roma2016;
-) E.Borgna,Le parole che salvano , Enaudi Torino2017.


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